Vi racconto di come ne sono uscito… da Facebook

Una volta qualcuno mi disse che ti accorgi di essere dipendente dalla nicotina se la prima cosa che pensi quando ti svegli la mattina è accendere una sigaretta, non importa se poi la fumerai o no. Io credo sia vero e che questo principio possa essere applicato ad ogni altro tipo di dipendenza. Penso a come si è evoluta la tecnologia e il web negli ultimi anni e so che ci sono cose di cui ne io ne voi possiamo più fare a meno. Pensate alle linee internet veloci, le partite in multiplayer, Whatsapp, il quotidiano sul tablet o le videoteche digitali sempre aperte. Probabilmente se dieci anni fa qualcuno mi avesse detto che sarebbe stato possibile ascoltare legalmente tutta la musica che volevo pagando un abbonamento mensile non gli avrei creduto. Oggi tutto questo è possibile, ma queste cose contribuiscono davvero a renderci felici o anche soltanto a migliorare la nostra vita?

Me lo sono chiesto durante due settimane di ferie in cui ho avuto modo di disintossicarmi dalla quasi totalità degli oggetti elettronici di cui solitamente mi circondo. Certo avevo sempre il mio smartphone con me, ma per una volta ho deciso di disattivare la rete dati  per riattivarla soltanto la sera per una mezz’ora al massimo. Non avevo neanche la TV, ma in casa c’erano una buona quantità di DVD che abbiamo potuto guardare grazie ad un vecchio computer portatile. Ho riscoperto la radio, non ricordavo che si potesse ascoltare anche in casa, è stato piacevole e non mi sentivo affatto tagliato fuori dal mondo.
A modo mio anche io in quelle due settimane avevo staccato la spina, e quando ho fatto ritorno a casa rientrare nella mia stanza mi ha fatto pensare. Lucine lampeggianti, schermi ultra luminosi, Internet sempre a disposizione e il telefono che collegandosi istantaneamente alla rete WiFi ha ricominciato ad emettere suoni a ripetizione, non c’era più silenzio. Avete mai pensato a quanto stress possa procurarvi un oggetto che vi permette di essere raggiungibili in qualsiasi istante della vostra vita? C’è qualcosa che non va se spegnete il telefono per 20 minuti e quando lo riaccendete vostra madre vi chiama dopo un istante disperata perché pensava che foste morti. Siamo sempre disponibili, sempre attivi, sempre stressati.
Torno alla mia vita e mi riabituo a quelle lucine lampeggianti, a quel rumore di ventole, all’ennesimo suono di notifica che ho finito per odiare, guardo apatico la bacheca di Facebook, non ci trovo niente di sociale.

Le notizie scorrono con lo scorrere della rotellina del mouse e delle decine di informazioni che leggo forse me ne interessa il 3%, ovviamente Facebook ha un modo per filtrare ma dopo un po’ finisci per accettare i post inutili e le foto di qualche gatto un po’ come accetti la pubblicità in TV. Qualcuno ha postato qualcosa ma è solo una notifica di qualche altro agricoltore digitale, continuo a scorrere, sono come alienato. Stanco  metto in standby il PC e passo sul letto, prendo il telefono e con un gesto quasi incondizionato riapro Facebook e riguardo i stessi post che avevo appena visto sul computer, mi fermo e mi rendo conto.
Per molti di voi il mio sarà un comportamento assurdo mentre altri si riconosceranno nelle mie parole, bene se siete tra quelli credo che abbiate bisogno di fare i conti con la realtà, siete dipendenti da Facebook.
Il problema vero di questa dipendenza è che al contrario ad esempio del fumo è socialmente accettata. Per capire cosa intendo nessuno vi guarderà male se nel giro di cinque minuti tirate fuori dalla tasca il vostro smartphone trenta volte, ma attirerete qualche occhiata perplessa se fumate due sigarette di fila. Da non sottovalutare poi il fattore consapevolezza, probabilmente se avete sviluppato questa dipendenza non ve ne rendete conto perché Facebook è diventato parte integrante della vostra vita.

Una volta capito questo potete decidere se correre ai ripari e disattivare il vostro account, oppure continuare come state facendo consapevoli che una dipendenza anche se innocua, ha sempre dei risvolti negativi. Io ho optato per la prima opzione, ma non vi nascondo che la decisione non è stata affatto facile.
Prendendo un po’ di coraggio accedo per l’ultima volta su Facebook e disabilito l’account, appare una pagina, un po’ come la luce bianca alla fine del tunnel, Facebook mi presenta un elenco di immagini profilo e dice: <<Sai Matteo queste persone potrebbero sentire la tua mancanza>>. Un vero colpo basso, ma guardando chi sono queste persone penso proprio che Facebook dica un sacco di bugie e così disabilito il mio account. Nella pagina successiva c’è scritto che gli dispiace moltissimo che me ne sono andato, ma che in ogni caso posso riattivare il mio profilo con un semplice login, un semplice tiro.

Continua…

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    Marianna Arnone
    1 Marzo 2016

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