State of Decay la recensione

Sono rari i giochi che mi appassionano davvero, la maggior parte dei titoli che compro per console, li finisco in fretta, al massimo un weekend o due, prima ero un vero appassionato, ora sono il classico giocatore del fine settimana.
Compro giochi scontati, quei titoli che dopo un mese dalla data di uscita si trovano ad una ventina di euro, mi informo ancora su internet prima di fare un acquisto e a volte navigando su siti specialistici mi imbatto in qualche piccola perla video-ludica.

Stato di degrado
Ho letto di State of Decay su un sito nostrano una settimana fa, il giorno dopo avevo già acquistato i 1600 Microsoft Point (circa 20€) necessari per scaricarlo dall’Xbox Games Store.
Non credo ci sia un genere preciso per definire questo titolo, assomiglia molto ad un gioco di ruolo, ma prende in prestito anche aspetti da altri generi, sembra un GTA post apocalittico dove orde di zombie non vedono l’ora di sbranarci.
In questa macabra ambientazione la priorità sarà sopravvivere e per farlo avremo bisogno di rifornimenti, come cibo, munizioni e medicine, che sarà possibile reperire nelle case ormai disabitate della città.
Non potremo però limitarci a sfruttare le risorse che il gioco mette a disposizione, per assicurarci che la nostra comunità sopravviva, dovremo allestire infermerie, dormitori, torrette di vedetta, coltivare la terra e tanto altro ancora.
Per esplorare l’enorme mappa potremo utilizzare le auto abbandonate parcheggiate nei vialetti delle case o in mezzo alla strada, ce ne sono un numero limitato quando le avremo distrutte tutte dovremo procedere a piedi, vi consiglio quindi di allestire anche un garage per le riparazioni.
Fate attenzione a non affezionarvi troppo ad un personaggio, una delle cose migliori e più innovative in questo titolo è che non c’è modo di salvare la partita, i nostri progressi verranno registrati in automatico dal gioco e se dovessimo morire nel corso di una missione non riprenderemo dall’ultimo salvataggio, ma torneremo alla base e ricominceremo a giocare nei panni di un altro abitante della comunità, una volta morti siete morti davvero.

Mi ricorda qualcosa
Se leggendo la prima parte dell’articolo continuava a ronzarvi per la testa una vocina che vi diceva: “ma sembra proprio uguale a… “, la risposta è si.
State of Decay è il gioco che tutti i fan di The Walking Dead avrebbero voluto, peccato che brand e personaggi siano stati usati per creare un altro videogioco decisamente meno bello, The Walking Dead: Survival Instinct.

Piccole pecche di giovinezza.
State of Decay è stato reso disponibile sull’Xbox Games Store il 5 Giugno 2013, la data del rilascio della versione per PC non è stata ancora resa nota. Considerando l’enorme lavoro che c’è dietro un titolo di questo tipo e il fatto che è uscito da appena un mese i bug che ho riscontrato giocando sono davvero pochi e marginali. A parte una partita di un ora non salvata per chissà quale ragione e borse di amici caduti, scomparse sotto i pavimenti, il gioco sembra già maturo, in ogni caso, la casa produttrice Undead Labs, ha già detto che rilascerà un aggiornamento per risolvere alcuni bug a breve.

Un successo inaspettato
Chi se lo sarebbe mai aspettato che una piccola software house spuntata dal nulla, potesse vendere mezzo milione di copie in meno di un mese. Un successo strabiliante che ha lasciato tutti senza parole Microsoft compresa, che è stata la prima a dare l’annuncio sul suo blog.

Dettagli
Non credo ci sia bisogno di parlare di grafica, sonoro o degli altri aspetti tecnici, State of Decay esce dagli schemi in tutto e per tutto, perciò non sarebbe corretto valutarlo in base ai soliti parametri.
La trama invece è molto importate per coinvolgere chi sta davanti lo schermo nell’esperienza di gioco e svolge il suo compito alla perfezione, i dialoghi sono credibili e le missioni ben pensate, però a questo punto non posso far altro che consigliarvi di entrare nel mondo di State of Decay cominciando dalla demo che potete scaricare dall’Xbox Games Store. La casa produttrice, Undeads Labs, lo definisce un gioco ambizioso, e provandolo si capisce bene il perché.

 

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    Domenico
    4 Maggio 2014

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